LA CIPOLLA – 4 PUNTATA DIETA MEDITERRANEA

LA CIPOLLA – 4 PUNTATA DIETA MEDITERRANEA

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LATTUGA – 3 PUNTATA DIETA MEDITERRANEA

LATTUGA – 3 PUNTATA DIETA MEDITERRANEA

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IL MIELE – 2 PUNTATA DIETA MEDITERRANEA

IL MIELE – 2 PUNTATA DIETA MEDITERRANEA

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L’AGLIO – 1 PUNTATA DIETA MEDITERRANEA

L’AGLIO – 1 PUNTATA DIETA MEDITERRANEA

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IL RUOLO DELL’OLIO DI OLIVA – DIETA MEDITERRANEA

IL RUOLO DELL’OLIO DI OLIVA – DIETA MEDITERRANEA

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IL PANIERE DEI PRODOTTI TIPICI- DIETA MEDITERRANEA

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IL PESCE – DIETA MEDITERRANEA

IL PESCE – DIETA MEDITERRANEA

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GLI EFFETTI SALUTISTICI DEL VINO!! vivere meglio con la dieta mediterranea

GLI EFFETTI SALUTISTICI DEL VINO!! vivere meglio con la dieta mediterranea

 

https://giuseppetrapani.wordpress.com/2015/01/06/gli-effetti-salutistici-del-vino-vivere-meglio-con-la-dieta-mediterranea/

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La politica ha deciso di smantellare la sanità pubblica?

Il 23 dicembre 2013 il Servizio Sanitario Nazionale ha compiuto 35 anni tra l’indifferenza generale dei cittadini e il silenzio assordante delle Istituzioni, in assoluta coerenza con la linea della politica che ha rinunciato a ogni forma di programmazione sanitaria, subordinando il diritto costituzionale alla salute alla crisi finanziaria del Paese.

Infatti, il Ministero dell’economia e delle finanze ha progressivamente stretto il nodo della cravatta e il governo – affascinato da un seducente trend europeo – si è sbarazzato di una quota di spesa pubblica destinata alla Sanità e sta imboccando senza troppi clamori la strada dell’intermediazione assicurativa e finanziaria dei privati.

Allineando i numerosi segnali si intuisce perfettamente perché il 23 dicembre 2013 le Istituzioni non hanno ritenuto opportuno non solo festeggiare, ma nemmeno ricordare i 35 anni del SSN.

• Il 17 dicembre 2012 l’allora Ministro Balduzzi fa “chiarezza sui numeri della Sanità“: per il periodo 2012-2015 la sommatoria di varie manovre finanziarie sottrae alla sanità pubblica una cifra prossima ai 25 mld (oltre 30 secondo la Conferenza Stato-Regioni).

• Il 28 aprile 2013 la nomina dell’accoppiata Saccomanni-Lorenzin lascia subito intuire che la volontà del nuovo esecutivo è subordinare la programmazione sanitaria alle decisioni del Ministero dell’economia e delle finanze. Per la Ministra nove mesi di buona volontà, tante parole, troppi congressi e promesse continue sotto lo slogan “stop ai tagli lineari” che riecheggia in tutte le sue dichiarazioni. Concretamente, della fitta agenda autunnale la Lorenzin porta a casa solo i costi standard e ottiene la verosimile non reintroduzione dei 2 mld di ticket (grazie alla Corte Costituzionale che ne ha dichiarato l’illegittimità), condicio sine qua non delle regioni per sottoscrivere il Patto per la Salute. Tutto il resto rimane al palo: riforma delle cure primarie, riorganizzazione della rete ospedaliera, nuovi livelli essenziali di assistenza, regolamentazione dei piani di rientro, nuovo sistema di remunerazione della filiera distributiva del farmaco…

• Nel frattempo, la nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF) 2013 – pubblicata il 23 settembre 2013 – programma un definanziamento che riduce la quota di PIL destinata alla Sanità pubblica dal 7.1% al 6.7%: la riduzione inizierà nel 2015 con un timido 7.0%, per poi perdere un altro 0.3% nel biennio 2016-2017. Sotto l’unica regia del Ministero dell’economia e delle finanze, il DEF stringe i cordoni della borsa, mette in discussione il principio costituzionale dell’universalità delle prestazioni e favorisce l’innesto – citando la Lorenzin – della cosiddetta “terza gamba della Sanità”. Infatti, il DEF, senza dichiararlo esplicitamente, lascia intravedere un SSN con meno tutele pubbliche e più risposte private: si leggono infatti espressioni preoccupanti quali “sistema sanitario selettivo”, “prestazioni non incondizionate”, “ridisegnare il perimetro dei LEA”.

• La Legge di Stabilità, approvata il 20 dicembre 2013 con esigue misure a sostegno della SSN, conferma ulteriormente la linea del Governo: in conseguenza delle misure sul pubblico impiego, il finanziamento per la Sanità viene ridotto di 540 mln nel 2015 e di 610 mln nel 2016. In compenso, vengono assegnati ben 400 mln ai policlinici privati (garantiti sino al 2024!), 30 mln all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù e consistenti “briciole di consolazione” a organizzazioni più o meno “tutelate”: 3.5 mln all’Istituto Mediterraneo di Ematologia, 3 mln al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, 1 mln all’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare, 6 mln all’Istituto Gaslini. Solo pochi gli interventi rilevanti per la Sanità pubblica: l’incremento del fondo per la non autosufficienza e per persone affette da SLA e i 5 mln per l’avvio sperimentale dello screening neonatale di alcune patologie metaboliche ereditarie.

• Sotto l’albero di Natale cittadini e professionisti sanitari non trovano il Patto per la salute, un regalo ripetutamente promesso dalla Ministra ma non mantenuto. Deadline per la firma rimandata inizialmente a metà gennaio e poi a fine febbraio, forse inconsapevole che ogni scadenza mancata aumenta le tensioni nel mondo sanitario.

• Amara delusione per chi scommetteva sul nuovo per una sferzata in favore della Sanità pubblica: nella squadra di Renzi, in un partito che dovrebbe difendere con le unghie e con i denti un servizio sanitario pubblico e universalistico, nessuna delega alla Sanità, relegata in un generico “Welfare e Scuola” che peraltro alla prima uscita pubblica dichiara che servono «nuove forme di finanziamento», come i fondi integrativi.

Mentre il governo riesce solo a tenere a freno la spesa sanitaria attraverso tagli lineari, ma è incapace di attuare riforme già esistenti e di riprendere il dialogo con le Regioni, il 20 gennaio 2014 il Rapporto Oasi 2013 dell’Università Bocconi – concludendo che “senza investimenti e con questi budget la sanità è a rischio” – spiana autorevolmente la strada all’intermediazione assicurativa e finanziaria dei privati, senza alcun cenno alla necessità di identificare e ridurre gli sprechi che si annidano a tutti i livelli e che secondo stime realistiche ammontano a oltre 20 mld di euro/anno.

Eppure la politica dovrebbe sapere che un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico rappresenta da 35 anni una conquista sociale irrinunciabile per l’eguaglianza di tutti i cittadini italiani. Metterlo in discussione, o addiritttura smantellarlo affidandolo ai privati, significa compromettere non solo la salute, ma soprattutto la dignità dei cittadini e la loro capacità di realizzare ambizioni e obiettivi che, in ultima analisi, dovrebbero essere viste dalla politica come il grande ritorno degli investimenti in Sanità.

www.salviamo-SSN.it

 

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«I giovani medici non sanno usare il bisturi»

«I giovani medici non sanno usare il bisturi»

 

Escono dall’università con la media del 28 o del trenta ed hanno la parete della stanza costellata di attestati e titoli di studio. Ma non sanno impugnare un bisturi. Eccoli i medici specializzandi lombardi: super preparati nella teoria. Un po’ meno nella pratica.
A sollevare il problema è Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano. Il primo che osa dire ad alta voce quello che da sempre si sussurra nei corridoi. Ovviamente la situazione non è la stessa in tutti gli ospedali: in alcuni reparti si impara di più e in altri di meno. «Il problema – sollecita Rossi – è molto diffuso. La preparazione teorica dei nostri ragazzi è eccellente ma quella pratica non è neanche paragonabile a quella delle scuole europee e nordamericane. Bisogna rivedere le regole».
Rossi fa un confronto efficace: dopo un corso di quattro anni di aeronautica un giovane è perfettamente in grado di pilotare un aereo che vale 80 milioni di euro. Ecco, allora, dopo cinque anni di specializzazione un medico deve essere preparato a operare il cuore o il cervello di un uomo. «Le università della nostra regione – spiega il rappresentante dei medici – sono perfettamente in grado di dare questo tipo di preparazione. È urgente che ci si muova in tal senso».
Tuttavia per chi è agli inizi, non è semplice entrare in sala operatoria. I giovani assistono agli interventi, anche i più complicati, osservano la destrezza dei primari e dei chirurghi più abili, cercano di rubare con gli occhi tutti i trucchi del mestiere. Ma il percorso per diventare terzo assistente è davvero lungo. Per arrivare ad essere il secondo assistente del chirurgo spesso c’è da sgomitare. Raggiungere l’autonomia sembra quasi impossibile, pur lavorando nello stesso reparto per anni. «Non abbiamo un assetto legislativo che consenta di operare prima della fine della specialità – denuncia l’Ordine dei medici – e ci sono ancora parecchi problemi con le coperture assicurative». Problemi che riguardano i medici titolari, figuriamoci chi non è ancora in ruolo e nell’organico fisso dell’ospedale. Ovviamente la piaga della poca pratica si fa sentire soprattutto nelle specialità chirurgiche.
Le cose funzionano meglio nei reparti di medicina interna e affini dove gli specializzandi imparano a formulare diagnosi e a impostare le cure durante il «giro» dei letti del mattino assieme alle équipe. I primi a sentirsi insicuri sono i diretti interessati: i giovani medici che indossano il camice bianco da pochi anni. «A volte incontriamo medici che ci insegnano e ci coinvolgono – raccontano – Altre, per esigenze di lavoro, non riusciamo a fare molta pratica. E così fare un’ecografia o saper leggere davvero bene una radiografia diventa dura».
Qualche giovane medico racconta di aver visto colleghi arricciare il naso nelle cliniche Svizzere davanti al «titolo di specialità» preso in Italia. Da qui l’appello della categoria: «Dobbiamo mettere i nostri giovani in grado di competere con la concorrenza straniera. Abbiamo ottime università e insegnanti bravi. Va solo presa qualche accortezza in più nel percorso della “gavetta“».

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Giovani Medici: “Bianco si dimetta dalla Fnomceo”

“L’Istituzione ordinistica non può essere ricondotta a una parte politica, qualunque essa sia”. Per questo il Segretariato dei Giovani Medici chiede al presidente della Federazione degli Ordini medici, candidato Pd alle prossime elezioni, di dimettersi o autosospendersi dalla presidenza Fnomceo.

10 GEN – “È legittima la candidatura del presidente Amedeo Bianco alle elezioni politiche, ma riteniamo che siano opportune le dimissioni dello stesso, o quanto meno un’autosospensione, dalla Presidenza della Fnomceo. L’Istituzione ordinistica non può essere ricondotta ad una parte politica, qualunque essa sia”. Questa la posizione del Segretariato Italiano Giovani Medici (Sigm) sulle intenzioni del presidente Bianco di “non lasciare la presidenza”, dichiarate dallo stesso Bianco in un’intervista diffusa ieri dall’ufficio stampa della Federazione.

“Né d’altra parte – secondo il Sigm -, convince la giustificazione addotta per le mancate dimissioni: se passasse la tesi che tale decisione possa sostanziarsi nel fatto che sia stato il ‘ruolo in Fnomceo il polo di attrazione per la scelta del Pd’ di proporre la candidatura al Presidente Bianco, allora si creerebbe un precedente pericoloso per l’istituzione che è anche organo di garanzia per la professione medica”.

Per questo i Giovani Medici invitano il presidente Bianco a “riconsiderare la propria posizione ed a trarne le opportune conseguenze”.

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=12866

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Sanità militare, tra sprechi e inefficienze quanto costano gli ospedali per i soldati

di Emilia Audino

Alla Camera da qualche giorno è passata la legge-delega, già approvata in Senato, sul riordino dello strumento militare, che pone sul tavolo, tra gli altri, alcuni elementi proprio di riforma della sanità militare. Secondo i dati della ragioneria nel 2011 lo Stato ha pagato 328 milioni di euro per gli ospedali miliari: due terzi per il personale e solo un terzo per le voci di esercizio e investimento.
ROMA – Se la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è a rischio per il futuro, come dice il presidente Monti, qual è lo stato di salute della sanità militare, finanziata dallo Stato e ad uso esclusivo delle 4 forze armate, dei dipendenti civili della Difesa e relativi familiari?.

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Da pochi giorni alla Camera è passata la legge-delega, già approvata in Senato, sul riordino dello strumento militare, che pone sul tavolo, tra gli altri, alcuni elementi di riforma della sanità militare. All’art. 2 il testo si esprime su tre punti: razionalizzare le strutture della sanità militare attraverso criteri interforze e di specializzazione, promuovere convenzioni con la sanità pubblica tramite accordi con le regioni, prevedere l’attività libero professionale intra-muraria dei medici militari, così come per i medici del SSN. In che modo questa riforma potrà essere di sostengo alla sanità pubblica in difficoltà?

Prima di affrontare questi punti varrebbe la pena fare un passo indietro e chiedersi: quanto costa allo Stato mantenere una sanità militare separata dalla sanità pubblica? Quanto sono efficienti al momento le strutture ospedaliere militari?

Il costo per la sanità militare per lo Statosi aggira intorno ai 328 milioni di euro (dati 2011). Questo è quanto emerge dai dati pubblici della Ragioneria dello Stato e da quelli messi a disposizione dalla Direzione Generale del personale militare. Nel Consuntivo del ministero della Difesa per piani di gestione 2011, si possono isolare quei capitoli di spesa che hanno finalità esplicitamente sanitarie (59.8 mln euro), sommare il costo per il personale (stima prudenziale di 218.8 mln euro) e il costo di gestione e mantenimento (50 mln euro), così come suggerito da fonte interna all’amministrazione della sanità militare. Quindi due terzi si spendono per il personale (2070 ufficiali medici e circa 3000 sottufficiali medici al luglio 2012) mentre un terzo per le voci di esercizio e investimento. Questa stima coincide con l’analisi critica del Capo di Stato Maggiore Abrate quando, nel corso dell’audizione in Commissione Difesa alla Camera il 20 novembre, lamenta l’attuale ripartizione interna al suo ministero: “il 70% del budget della Difesa è assorbito dalla spesa del personale, mentre solo il 18% alla voce esercizio e il 12% all’investimento”.

Se spalmiamo la spesa sanitaria totale per il bacino di utenza assai ridotto della sanità militare, in tutto circa 318.000 unità (forze armate, carabinieri, dipendenti civili della Difesa) e relativi familiari, vediamo che il costo pro capite non è affatto insignificante. E’ circa la metà di quanto spende il servizio sanitario nazionale per la salute di ogni cittadino, in media 1900 euro/anno (dati Istat 2010). Dal momento che tutti i cittadini sono iscritti al Servizio sanitario nazionale, la spesa sanitaria di un militare pesa due volte, una volta come cittadino e una volta come militare. E’ sostenibile nelle attuali condizioni di finanza pubblica?

da Repubblica – Inchieste

Sanità militare, il modello tedesco ospedali efficienti e sempre aperti

A Berlino c’è uno dei presidi ospedalieri militari migliori di Germania: aperto 24 ore al giorno nel 2010 ha avuto circa 10.849 ricoveri ordinari e 15.000 accessi in pronto soccorso a fronte di 367 posti letto per 246 medici. Ma quello che colpisce di più, oltre ai numeri, è la composizione del personale interno all’ospedale: su un migliaio di persone, un terzo sono civili.

“LA Mia città, il mio ospedale”. L’ospedale di Berlino è uno dei più piccoli tra i 5 ospedali militari presenti in Germania, ma si fa un vanto di essere aperto a tutti, 24 ore al giorno. Nel 2010 ha avuto circa 10.849 ricoveri ordinari e 15.000 accessi in pronto soccorso a fronte di 367 posti letto per 246 medici. Ma quello che colpisce di più, oltre ai numeri, è la composizione del personale interno all’ospedale: su un migliaio di persone, un terzo sono civili. In totale gli ospedali militari tedeschi, che nel 2010 hanno affrontato circa 50.000 ricoveri, dispongono di circa 3295 operatori militari e circa 2284 operatori civili.

La Francia invece ha 9 ospedali militari aperti a tutti, ma con accesso prioritario a militari e loro familiari. Rispetto a quella tedesca, la sanità militare francese è più imponente e conta 16.000 effettivi, di cui due terzi militari e un terzo civili (dati del 30 luglio 2012). Tra i 16.000 effettivi circa 3000 sono medici, specializzandi compresi. Nel sito del Service de santé des armées, un inno alla trasparenza della pubblica amministrazione d’oltralpe, è possibile accedere a molte informazioni, tra cui notizie sul finanziamento della sanità militare. Si viene così a sapere che la sanità militare francese si finanzia con il 65% di risorse provenienti dal Ministero della Difesa mentre il restante 35% proviene dal rimborso dell’attività ospedaliera.

Diversa invece è stata la scelta degli inglesi. Il Defence Medical Services, che conta un personale di 7000 unità e provvede alla salute di 196.000 persone in divisa, non ha più ospedali ma soltanto unità ospedaliere all’interno degli ospedali civili, oltre a 15 dipartimenti di Salute Mentale e 15 unità regionali di riabilitazione.

In generale la sanità militare tedesca e francese contano su una presenza consistente, e ben maggiore di quanto non accada in Italia, di operatori civili che lavorano fianco a fianco con operatori militari. Inoltre la medicina di guerra in Inghilterra, Francia e Germania è sempre più orientata e più attenta al disagio psichico post traumatico e in generale un’attenzione particolare è rivolta alla riabilitazione dei militari che tornano da zone di guerra. In Italia l’argomento comincia ad esser preso in considerazione, come emerge dalle parole di agosto del Ministro della Difesa riguardo al reparto di lungodegenza di Anzio: “dovrà essere esaminata l’esigenza di valorizzare ulteriormente tale struttura per la lungo-degenza e per il supporto al personale bisognoso di questo tipo di assistenza, esigenza che risulta in aumento in concomitanza con la partecipazione alle missioni internazionali”.

da Repubblica – Inchieste

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Sicch, allarme disoccupazione per giovani cardiochirurghi

Roma, 12 nov. (Adnkronos Salute) – Per un giovane medico specializzato in cardiochirurgia, l’Italia sta diventando un sogno impossibile sul fronte del lavoro. “La mancanza di programmazione da parte del pubblico e le conseguenze dei tagli in tutto il comparto sanitario apre un nuovo spaccato di disoccupazione in ambiti finora ‘immuni’. Le stime indicano, negli ultimi 5 anni, la necessità di uno specialista ogni 3.000.000 di abitanti, ma le università italiane ne continuano a preparare tre volte tanto”.

E’ il quadro tracciato nel corso del XXVI congresso Società italiana di chirurgia cardiaca (Sicch), attraverso le testimonianze di Elena Caporali, membro Junior della Sicch, e di Daniela Manzone, giovane specializzata, che si sono fatte interpreti della testimonianza di altri 60 colleghi specializzandi e specialisti da circa 5 anni.

Dai dati “è evidente – spiegano gli specialisti – che i due terzi non faranno il lavoro per il quale si sono preparati. Con l’eccesso di offerta di posti in specialità rispetto alla prospettive di assunzione può capitare anche che la specializzazione in cardiochirurgia venga utilizzata come un ammortizzatore sociale: un giovane aspirante cardiochirurgo iscrivendosi alla specializzazione ottiene uno stipendio per 5 anni. Al termine di questo percorso se, come spesso accade non viene assunto, intraprende o una strada di precariato di guardie notturne sottopagate o poco attinenti alla propria specialità, oppure intraprende la strada di una nuova specializzazione”.

Così può accadere che un cardiochirurgo disoccupato si specializzi in anestesia e quindi in igiene. Inoltre i giovani specializzati lamentano una carenza della formazione rispetto allo standard europeo sia dal punto di vista delle tecniche chirurgiche sia della pratica ospedaliera.

Caporali ha evidenziato che “i circa settanta specializzati che ogni anno tentano di accedere ai reparti di cardiochirurgia sono bloccati dal fatto che i loro colleghi più anziani non riescono ad andare in pensione e dal blocco delle assunzioni nel pubblico, effetto dei tagli alla spesa sanitaria. Anche se da quest’anno il numero di posti in specialità è sceso a poco più che 50, grande parte di questi giovani colleghi sono destinati alla disoccupazione”.

Daniela Manzone è una neospecialista in cerca di lavoro in Italia, ma data la drammatica situazione, sta valutando l’idea di intraprendere la professione cardiochirurgica all’estero. Manzone ricorda che “non è un problema andare all’estero, anzi nonostante le difficoltà logistiche e linguistiche l’offerta è professionalmente di qualità. Fa solo rabbia lasciare l’Italia per carenze organizzative del sistema e per l’assoluta incapacità, spesso sospetta di formare e sostenere i futuri cardiochirurghi, non adeguata alla standard europeo richiesto”.

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Master Universitario II^ livello in Pianificazione, Programmazione e Progettazione dei Sistemi ospedalieri e socio-sanitari (IV Edizione)

Anno Accademico 2012_2013

Politecnico di Milano_Cluster Sanità

Università degli Studi di Milano

Università Cattolica del Sacro Cuore “A. Gemelli”

 

Master Universitario II^ livello in

Pianificazione, Programmazione e Progettazione dei 

Sistemi ospedalieri e socio-sanitari (IV Edizione)

Direttore:prof. Stefano Capolongo; Co-Direttori: prof. Francesco Auxilia; prof. Umberto Moscato

Requisiti di ammissione

Il Corso di Master in “Pianificazione, Programmazione e Progettazione dei Sistemi ospedalieri e socio-sanitari” è riservato a candidati in possesso di laurea specialistica o diploma di laurea (vecchio ordinamento) principalmente in architettura, ingegneria, disegno industriale, medicina e chirurgia ed altre discipline sanitarie, nonchè ad altri candidati in possesso di titoli di studio considerati equipollenti.

La commissione si riserva di ammettere candidati in possesso dei suddetti titoli in discipline diverse da quelle sopra specificate, qualora il master possa costituire un completamento alla formazione del candidato o a competenze ed esperienze professionali da questi dimostrate.

Per i candidati stranieri verranno considerati i titoli di studio equivalenti nei rispettivi ordinamenti degli studi.

Modalità di ammissione

L’ammissione al Master universitario in “Pianificazione, Programmazione e Progettazione dei Sistemi ospedalieri e socio-sanitari” è subordinata a una fase di selezione basata sulla valutazione del curriculum e su un colloquio individuale. La data del colloquio verrà comunicata a coloro che avranno inviato la richiesta di ammissione

Il Corso prevede un numero massimo di 30 allievi.

Adempimenti formali

La documentazione necessaria per l’ammissione al Master deve essere inviata, entro il 9 novembre 2012, a: arch. Cristina Marchegiani;
Politecnico di Milano – Dipartimento BEST; Master Universitario in “Pianificazione, Programmazione e Progettazione dei Sistemi socio-sanitari”, Via E. Bonardi 3 – 20133 Milano – Tel 02/2399.2614 – Fax 02/2399.5166 e-mail: cristina.marchegiani@polimi.it;

Tasse e contributi

Il costo complessivo del Master Universitario è di 5000,00€ da versare in tre rate. Tale importo include la tassa di iscrizione al Politecnico di Milano.

Borse di studio e agevolazioni

È prevista, a giudizio della commissione, l’assegnazione a candidati meritevoli di borse di studio a parziale copertura della quota di iscrizione.
Enti Pubblici e/o Privati possono finanziare eventualmente, secondo quanto previsto dalle vigenti normative, borse di studio da designarsi ad aspiranti candidati.

Scarica sotto la locandina e il modulo di iscrizione:

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iscrizione

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Esito Assemblea Nazionale dei Giovani Medici: i Giovani Medici (SIGM) sostengono 10 proposte per rilanciare la Professione Medica a partire dalle giovani generazioni

Si è svolta in data odierna a Roma la prima Assemblea Nazionale dei Giovani Medici, incontro non sindacale aperto a tutti i medici di buona volontà, giovani e meno giovani. L’assemblea ha fatto seguito alla Manifestazione indetta a Roma dai sindacati medici. I Giovani Medici (SIGM) hanno riaffermato il valore di un SSN equo, solidale, unitario, sostenibile e pubblico, che ponga il medico nelle condizioni migliori per operare per il bene della collettività. Ma al fine di rilanciare il SSN serve un rinnovamento a partire dall’interno della Professione Medica, che appare agli occhi dei giovani eccessivamente frastagliata in un numero spropositato di sigle, che sembrano fare fronte comune soltanto al momento di preservare gli assetti e gli equilibri vigenti. L’auspicio è quello di ritrovare la visione di insieme e di sistema e porre dei rimedi immediati alle conseguenze delle politiche poco lungimiranti e gerontocratiche (sintetizzate in 5 punti critici) adottate nel passato e più di recente a favore di quanti sono dentro il SSN, ma a discapito di chi ancora non riesce ad accedervi. No, pertanto, ad una sanità da “Jurassic Park”, incapace di utilizzare le energie e la professionalità dei medici nel momento migliore della propria carriera a tutto discapito del futuro del SSN e della salute dei cittadini. Si ad un SSN che vada i giovani medici protagonisti, al pari di quanto avviene in tutte gli altri Paesi UE.

L’assemblea, che ha registrato la partecipazione di delegazioni di giovani medici da tutta Italia, ha fatto proprie le 10 proposte per rilanciare la Professione Medica a partire dalle valorizzazione giovani generazioni:

1. Effettuare un preventivo confronto con tutte le espressioni della categoria dei giovani medici ogni qualvolta siano sul tavolo tematiche che interessino direttamente o indirettamente le giovani generazioni.

2. Investire le risorse, eventualmente accantonate o liberate, in via preferenziale nella valorizzazione dei neoassunti e nelle assunzioni di giovani medici.

3. Adottare un contratto di formazione per i medici iscritti al corso di formazione specifica di Medicina Generale.

4. Rendere trasparenti le graduatorie per l’attribuzione degli incarichi di continuità assistenziale, di Medicina Generale e della specialistica ambulatoriale.

5. Adottare un inquadramento previdenziale esclusivo in ENPAM dei medici specializzandi.

6. Rendere pienamente operativi ed efficaci i meccanismi premiali previsti per la dirigenza medica ed introdurli anche per il convenzionamento.

7. Eleggere i vertici della FNOMCeO e della Fondazione ENPAM con suffragio universale, ovvero rispettivamente ad opera di tutti gli iscritti ed i contribuenti alla Quota A, in modo da favorire la presenza dei giovani negli organi di governo della Professione.

8. Rendere opzionale, ovvero su base volontaria, la contribuzione alla Fondazione ONAOSI.

9. Riorganizzare le Istituzioni ordinistiche su base regionale e non più provinciale.

10. Affermare il merito e relegare la politica al ruolo del policy making.

Tali proposte saranno diffuse su tutto il territorio nazionale attraverso assemblee locali ed attraverso i social forum.

Segui su Facebook e Twitter la Campagna #welovessn per sensibilizzare le Istituzioni alla tutela del valore di una Sanità Pubblica e per sostenere il rilancio della Professione Medica a partire dalle giovani generazioni.

Il Consiglio Esecutivo SIGM

Leggi qui il DOSSIER COMPLETO (clicca qui)

Scarica il documento sintetico dell’OPERAZIONE VERITÀ (clicca qui)

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Il chirurgo che opera in Andalusia

A 38 anni, in Italia, sono visto più che altro come una persona scomoda, che ha imparato cose che altri -magari con quindici anni in più- non sono in grado di fare“: riflessione amara, quella di Paolo Fabiano, chirurgo esperto in chirurgia laparoscopica, attualmente al lavoro in un ospedale andaluso nei pressi di Almeria.

Paolo si laurea in Medicina a Roma, dove inizia poi la specializzazione. “Nel primo anno da specializzando mi sono reso conto che, se fossi rimasto in Italia, non avrei imparato ad operare, ma sarei stato uno dei tanti chirurghi senza bisturi“, ammette con amarezza Paolo. E’ così che, grazie anche al supporto del suo primario, prende il volo una prima volta verso la Spagna, per approdare in un piccolo ospedale, dove -parole sue- “il primario e gli altri chirurghi si sono sentiti in dovere e onorati di insegnarmi“.

Nei successivi sei anni, Paolo trascorre tra i quattro e i sei mesi -ogni anno- nella penisola iberica, per ottenere quel grado di formazione e competenze che in Italia sarebbe stato per lui inimmaginabile. Che paradosso… Conclusa la specializzazione, si candida e vince un concorso di dottorato in Francia, per poi trovare -successivamente- lavoro in Lussemburgo, prima come medico in formazione, poi come chirurgo di ruolo. E’ in quegli anni che Paolo si specializza in chirurgia laparoscopica. E sono proprio quegli anni a segnare profondamente, e per sempre, il suo percorso professionale.

Fu a quel punto che provai a tornare a Roma, dove mi resi subito conto di essere di troppo. Ho tentato di lavorare in una clinica privata, ma con pochi risultati“, denuncia Paolo. Che scarta l’ipotesi di candidarsi a un concorso pubblico: “nel Lazio sono praticamente assenti, dato l’altissimo numero di chirurghi presenti sul territorio“.

E’ così che Paolo rifà le valigie, ripuntando la bussola in direzione della Spagna: da due anni lavora all’ospedale di Huercal Overa, in Andalusia, dove ha avuto la fortuna di trovare un primario che gli ha dato tutto lo spazio necessario, poichè lo considera come una risorsa.

Piccola nota di speranza a margine della storia di Paolo Fabiano: da quest’anno l’ospedale di Tivoli lo ha chiamato, per formare l’équipe di chirurghi, nel settore della chirurgia laparoscopica avanzata. Problemi burocratici a parte, è questa collaborazione che ha contribuito a ridargli speranza: “mi piacerebbe un giorno poter dire di aver costruito qualcosa nel mio Paese, nella mia città, per la mia gente“.

Ospite della puntata è Alessandro Napoli, 37enne radiologo e ricercatore all’Università La Sapienza. Alessandro è rimasto in Italia, grazie anche alla fortuna di aver trovato un primario illuminato, che ha fatto della meritocrazia il punto di riferimento della propria gestione. Restano però i problemi burocratici ed economici, tipici di questo Paese, a riempire di ostacoli la strada di chi, come Alessandro, cerca di contribuire al miglioramento del sistema-Paese.

Nella rubrica “Expats” riapriamo il nostro forum con gli ascoltatori di “Giovani Talenti”. Lo facciamo con il botta e risposta a distanza tra Paola, emigrata in Finlandia e molto critica verso l’Italia… e Alessandro, che invece incita i suoi coetanei a battersi -qui- per un’Italia migliore. Il tema di fondo resta sempre lo stesso: “andare via, o restare?”

Ascolta la puntata collegandoti alla pagina di “Giovani Talenti” sul sito di Radio 24: CLICCA QUI

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La discussione di ottobre: Siamo sempre più un’economia che perde lavoratori qualificati ed attrae dall’estero lavoratori con qualifiche basse, esattamente il contrario di quanto stanno facendo i nostri maggiori concorrenti” – denuncia il Cnel: secondo voi l’Italia ha già perso la “guerra dei talenti” del Terzo Millennio? Soprattutto, intravedete vie d’uscita per invertire questo trend?

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Alla prossima puntata: sabato 3 novembre, dalle 13.30 alle 14 (CET), su Radio 24. Vi aspetto!

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Spending review. Anmdo contro norma che “cancella” i direttori di presidio

“È una figura importante per la tenuta del sistema”, afferma il presidente Gianfranco Finzi, che chiede a Balduzzi chiarimenti sulla norma che prevede l’accorpamento delle funzioni di direttore di presidio e di direttore sanitario (a vantaggio di quest’ultimo) nei “presidi unici” dove siano presenti entrambi.

12 SET – Una lettera indirizzata al ministro della Salute per rivendicare ruolo e funzioni del Direttore medico di presidio ospedaliero, alla luce delle nuove norme sulla spending review. A prendere in mano carta e penna è il presidente dell’Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere (Anmdo), Gianfranco Finzi, che chiede a Balduzzi di fare chiarezza circa alcune disposizioni che interessano alcuni tra “i più importanti centri ospedalieri del Paese” e che, “se erroneamente applicate, potrebbero determinare gravi disfunzioni gestionali, ivi compresa la nullità degli atti”.

Un articolo della legge 135/2012 sulla revisione della spesa pubblica entrata in vigore in agosto prevede, infatti, che nelle aziende ospedaliere, nelle aziende ospedaliero-universitarie e negli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, costituiti da un unico presidio, le funzioni e i compiti del direttore sanitario e del dirigente medico del presidio ospedaliero “sono svolti da un unico soggetto avente i requisiti di legge”.

Con la sua missiva, il presidente dell’Anmdo chiede, quindi, al ministro della Salute di confermare – relativamente a tale disposizione – che l’unico soggetto avente i requisiti di legge per svolgere tali funzioni “debba possedere contemporaneamente – sottolinea Finzi – i requisiti di legge richiesti sia per il Direttore Sanitario d’Azienda, sia per il Direttore Sanitario di Presidio Ospedaliero”. E che, continua Finzi, tale “soggetto unico” a cui fa riferimento la nuova legge “è da identificare nel Direttore Medico di Presidio Ospedaliero in quanto figura dirigenziale in grado di assolvere anche i compiti ‘consulenziali’ del Direttore Sanitario d’Azienda, consentendo il miglior risparmio economico, non dovendo retribuire per intero il Direttore Sanitario”.

Le ragioni che sottendono la presa di posizione dell’Anmdo sono molteplici: “il Direttore Medico di Presidio ospedaliero – spiega l’Associazione – è innanzitutto un dirigente assunto tramite pubblica selezione e in possesso dei requisiti necessari per assumere la responsabilità della funzione igienico-organizzativa, mentre il Direttore Sanitario d’Azienda è di nomina fiduciaria del Direttore generale; non si tratta quindi di un dirigente ai sensi del D.lgs 165/2001 e non può assorbire funzioni dirigenziali gestionali-organizzative che invece competono al Direttore Medico di Presidio. Solo quest’ultimo, infine, ha la qualifica di Pubblico Ufficiale abilitato allo svolgimento di funzioni specifiche”.
http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=10785

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Più personale nel Ssn. Nel 2010 oltre 24 mila lavoratori in più del 2009

Ogni giorno nel nostro sistema sanitario lavorano oltre 230 mila medici, 335mila infermieristi, 49mila operatori con funzioni riabilitative, 45milaunità di personale tecnico sanitario e 11mila con funzioni di vigilanza ed ispezione. I dati nell’Analisi statistica del ministero della Salute per l’anno 2010.

12 SET – Il mondo della sanità è sempre più popolato e sempre più rosa. Aumentano, infatti, da 646.649 a 670.803 il numero di lavoratori dipendenti che operano nelle strutture del Ssn e aumenta, tra loro, la quota femminile, che tra il 2009 e il 2010 è passata da 407.701 unità a 431,704.

È quanto registra la monografia “Personale delle sistema sanitario italiano – Anno 2010” elaborato dal Ministero della Salute, che fotografa il personale delle Aziende Sanitarie Locali (strutture territoriali ed ospedali), nelle Aziende Ospedaliere e nelle Aziende Ospedaliere Universitarie. Ad esso si aggiunge il personale dipendente dell’Università ma che opera presso le Aziende Sanitarie, il personale delle strutture equiparate al pubblico cioè dei Policlinici universitari privati, degli Irccs, degli ospedali classificati, degli istituti qualificati presidi delle Usl degli enti di ricerca, dei servizi di riabilitazione, i medici di continuità assistenziale, i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.

Dalle fonti informative disponibili, nell’anno 2010 risultano 237.388 medici, 334.918 unità di personale infermieristico, 48.884 unità di personale con funzioni riabilitative, 45.364 unità di personale tecnico sanitario e 11.103 unità di personale con funzioni di vigilanza ed ispezione che operano nei vari livelli di assistenza: medicina primaria, riabilitazione, ospedaliera, ambulatoriale.

Il personale totale che opera nelle Asl, nelle aziende Ospedaliere ed Universitarie, negli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, nelle ARES ed ESTAV ammonta a 724.245 unità di cui 670.803 a tempo indeterminato, 38.568 unità con rapporto di lavoro flessibile e 14.874 personale universitario.

Il rapporto tra personale con rapporto di lavoro flessibile e personale a tempo indeterminato risulta pari a 12,3% nel comparto dirigenti del ruolo tecnico, 9,5 nei profili del ruolo professionale, 7,3 nei profili del ruolo tecnico, 6,6 nel personale con funzioni riabilitative e 6,5 per i medici, 4,8 per il personale infermieristico e solo 1,9 per i veterinari.

Nel corso del 2010 sono cessati dal servizio 19.202 unità di personale di cui il 57% è costituito da personale collocato a riposo per limiti di età o con diritto a pensione.

Il personale risulta avere un’anzianità media di servizio par a 17,1 anni; si passa da 8,9 anni per il ruolo professionale a 15,7 per i medici e 17 anni per il personale infermieristico.

L’età media del personale è pari a 47,5 anni, con valori inferiori al valore medio per il personale infermieristico (44,6 anni), tecnico sanitario (46,2 anni) e con funzioni riabilitative (46,8 anni).

MEDICI : i medici delle ASL, delle aziende Ospedaliere ed Universitarie, degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, delle ARES ed ESTAV pari a 110.732 cioè 1,83 per mille abitanti, operano nell’area funzionale dei servizi con 28.365 unità di cui il 74% nelle specialità di anestesia e rianimazione, radiodiagnostica, igiene e medicina preventiva; nell’area funzionale di chirurgia con 25.635 unità di cui il 65% nelle specialità di chirurgia generale, ginecologia ed ostetricia, ortopedia e traumatologia; nell’area funzionale di medicina con 41.302 unità di cui il 57% nella medicina interna, cardiologia, psichiatria e pediatria.
L’età media è pari a 50,8 anni e si rileva una maggiore presenza del sesso femminile nelle classi più giovani.
Dall’analisi della piramide delle età è possibile osservare come la classe di età compresa tra 50 e 59 anni sia più numerosa e quella di età compresa tra 30 e 34 anni rappresenta la percentuale minore; per le femmine i dati mostrano le prime due fasce di età più numerose rispetto a quelle dei maschi confermando che la popolazione femminile medica è in aumento. Inoltre tra i medici di famiglia si registra una percentuale pari al 33 % delle donne e 64% tra i pediatri di libera scelta.
Dall’analisi della distribuzione per aree geografiche emerge che i medici che operano nelle strutture pubbliche ed equiparate al pubblico (134.678 unità) sono presenti al Nord con una percentuale di oltre il 43%, al Centro di circa 22%, al Sud ed isole rispettivamente 23% e 9%. A livello nazionale si hanno 1,95 medici per 1.000 abitanti.
Per la medicina specialistica ambulatoriale si annoverano 9.411 medici convenzionati (Sumaisti) di cui oltre il 10% per l’odontoiatria Per i Sumaisti si registra al Nord una percentuale pari al 33% rispetto al numero complessivo, al Centro pari al 25,3%, al Sud pari al 34,5% e al 7,2% nelle Isole.
Per i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta le percentuali si attestano ad oltre il 42% al Nord, 20% al Centro, l3% al Sud e 24% nelle Isole.

PERSONALE AREA INFERMIERISTICA: il personale infermieristico delle ASL, delle aziende Ospedaliere ed Universitarie, degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, delle ARES ed ESTAV ammonta a 276.716 unità di cui di 259.713 infermieri, 6.707 infermieri pediatrici e 10.296 ostetriche.
L’età media è pari a 44,6 anni con un’anzianità media di servizio di 17 anni. Il rapporto rispetto ai residenti è di 4,39 per mille che sale al 4,69 se consideriamo anche gli ospedali equiparati al pubblico; la media nazionale del rapporto tra il personale infermieristico e quello medico è pari a 2,41.

PERSONALE AREA DELLA RIABILITAZIONE: il personale addetto alla riabilitazione delle ASL, delle aziende Ospedaliere ed Universitarie, degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico pubblici, delle ARES ed ESTAV pari a 20.471 unità è composto per circa il 68% da fisioterapisti, 18,5% da educatori professionali e 12% da logopedisti.
L’età media è pari a 46,8 anni con anzianità di servizio di 16,9 anni.
Il rapporto tra personale dell’area di riabilitazione e popolazione residente è 0,32; con riferimento anche all’equiparato pubblico è pari a 0,35 per mille abitanti.

PERSONALE AREA TECNICA E DELLA PREVENZIONE: l’area tecnica sanitaria e della prevenzione è costituita dall’area assistenziale, dall’area diagnostica e dall’area della prevenzione. Il personale dell’area diagnostica costituito in maggior numero da tecnici di laboratorio e di radiologia medica ammonta a 34.730 unità, quello dell’area assistenziale ammonta a 2.011 unità e quello dell’area della prevenzione ammonta a 11.238 unità con il 69% di tecnici della prevenzione. L’età media è di 46,2 anni e l’anzianità di servizio pari a 17,3 anni di servizio. Il rapporto tra tale personale e la popolazione residente oscilla tra 0,58 e 0,63 per mille abitanti a seconda che ci si riferisca o meno anche alle strutture equiparate al pubblico.

PERSONALE AREA VIGILANZA ED ISPEZIONE: il personale addetto alla vigilanza e all’ispezione appartiene al ruolo sanitario e ammonta a 10.269 unità. Ha un’età media di 49,2 anni e un rapporto pari a 0,18 ogni 1.000 abitanti.
http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=10791

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Decreto Balduzzi. Il testo finale. Ecco la sintesi, articolo per articolo

Cure primarie, intramoenia e governo clinico, farmaci e ludopatia, fumo e sicurezza alimentare. E poi razionalizzazione degli enti sanitari e contributi Onaosi. Questi i settori di intervento del Decreto del ministro della Salute. Cancellate invece le norme sulle farmacie. Ecco come cambierà la sanità italiana.

12 SET – Riforma delle cure primarie (art. 1)
Cure primarie: via alle aggregazioni tra professionisti ma senza l’obbligo di adesione
La norma contiene la modifica all’articolo 8 del Dlgs. n. 502/92 e prevede l’aggregazione, ma senza obbligo, per i medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta, della guardia medica, della medicina dei servizi e degli specialisti ambulatoriali in nuove forme organizzative. L’obiettivo è quello di “garantire l’attività assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana…adottando forme organizzative monoprofesionali e multi professionali”, che eroghino “prestazioni assistenziali tramite il coordinamento e l’integrazione dei professionisti delle cure primarie e del sociale”.

Risorse nei limiti delle disponibilità del Ssn
Forme organizzative dovranno essere organizzate “nei limiti delle disponibilità finanziarie per il Ssn assegnate alle Regioni” e per il loro finanziamento si potranno anche predisporre forme a budget.

Regioni potranno mettere in atto processi di mobilità
Per comprovate esigenze di riorganizzazione della rete assistenziale le Regioni potranno mettere in atto processi di mobilità del personale dipendente dalle aziende sanitarie con ricollocazione del medesimo personale presso altre aziende sanitarie della Regione situate al di fuori dell’ambito provinciale, previo accertamento delle situazioni di eccedenza ovvero di disponibilità di posti per effetto della predetta riorganizzazione da parte delle aziende sanitarie.

Accesso alla professione
Per il ruolo unico di medico di medicina generale e per quello di pediatra di libera scelta, esso avverrà attraverso una graduatoria unica per titoli, predisposta annualmente a livello regionale. Per l’accesso alle funzioni di specialista ambulatoriale (medico, odontoiatra, biologo, chimico, psicologo, medico veterinario) esso avverrà invece secondo graduatorie provinciali alle quali sarà consentito l’accesso esclusivamente al professionista fornito del titolo di specializzazione inerente la branca in interesse.

Intramoenia allargata (art. 2)

Le nuove scadenze
Entro il 31 dicembre 2014 dovranno essere disponibili nelle strutture sanitarie delle Regioni i locali per esercitare la libera professione intramuraria.
Entro il 30 novembre 2012, dovrà essere effettuata una ricognizione straordinaria degli spazi disponibili per l’esercizio dell’attività libero professionale (Alpi) e una valutazione dettagliata dei volumi delle prestazioni dell’ultimo biennio nelle strutture interne, esterne e negli studi professionali. I dati della ricognizione dovranno essere trasmessi all’Agenas e all’Osservatorio nazionale sull’attività libero professionale
Le aziende potranno, ove necessario e nel limite delle risorse disponibili, acquistare, affittare, presso strutture sanitarie autorizzate non accreditate nonché stipulare convenzioni con altri soggetti pubblici, spazi ambulatoriali esterni, aziendali e pluridisciplinari, per l’esercizio di attività sia istituzionali sia in regime di Lpi ordinaria. La congruità e l’idoneità degli spazi devono ricevere il parere vincolante del collegio di direzione o, se non costituito, di una commissione paritetica di sanitari costituita a livello aziendale.
Si potrà adottare in alcune Aziende dove non sono disponibili spazi ad hoc, previa autorizzazione regionale, un programma sperimentale per svolgere la Lpi presso studi professionali privati collegati in rete con convenzione annuale rinnovabile sulla base di uno schema tipo approvato dalla Conferenza Stato Regioni, e solo a condizione che il fatturato del singolo professionista sia pari o superiore a 12mila annui (le vecchie autorizzazioni cessano il 30 novembre 2012).
Le regioni garantiscono che tutte le strutture sanitarie comprese le aziende ospedaliere universitarie, i policlinici universitari a gestione diretta e gli Irccs gestiscano, con integrale responsabilità propria, l’Alpi con le seguenti modalità:

Realizzazione dell’infrastruttura per il collegamento in rete
Entro il 31 marzo 2013 dovrà essere predisposta e attivata una infrastruttura di rete telematica per la Lpi. Previsto l’inserimento obbligatorio e la comunicazione, in tempo reale, all’azienda sanitaria competente, dei dati relativi a: impegno orario del medico; pazienti visitati; prescrizioni ed estremi dei pagamenti, anche in raccordo con il fascicolo sanitario elettronico. Le modalità tecniche per la realizzazione dell’infrastruttura sono determinate, entro il 30 novembre 2012, con decreto non regolamentare del Ministro della Salute previa intesa con la Conferenza Stato Regioni. Agli oneri si provvede mediante adeguata e preventiva rideterminazione delle tariffe.
Prevista la possibilità di continuare, su domanda dell’interessato e con l’applicazione del principi del silenzio-assenso, in via temporanea lo svolgimento dell’Alpi in studi professionali già autorizzati oltre la data del 30 novembre 2012, fino all’attivazione del loro collegamento operativo alla infrastruttura di rete, e comunque non oltre il 30 aprile 2013.

Tracciabilità dei pagamenti
Dovrà essere assicurata la tracciabilità dei pagamenti delle prestazioni di qualsiasi importo direttamente al competente ente o azienda del Ssn. Nel caso dei singoli studi professionali in rete, la necessaria strumentazione è acquisita dal titolare dello studio, e a suo carico, entro il 30 aprile 2013.

Tariffario unico
Dovranno essere definiti, d’intesa con i dirigenti e previa contrattazione integrativa aziendale: gli importi idonei per remunerare ogni prestazione; i costi pro-quota per l’ammortamento e la manutenzione delle apparecchiature e per assicurare la copertura di tutti i costi diretti ed indiretti sostenuti dalle aziende. Il 5 per cento del compenso del libero professionista è trattenuto dalle Aziende per interventi la riduzione delle liste d’attesa.

Divieto di svolgimento dell’Alpi
Non potrà essere svolta presso studi professionali collegati in rete nei quali operino anche professionisti non dipendenti o non convenzionati del Ssn, ovvero dipendenti non in regime di esclusività, salvo deroga dell’azienda del Ssn e a condizione che sia garantita la completa tracciabilità delle singole prestazioni, senza oneri economici per il Ssn.

La verifica del programma sperimentale
Dovrà essere effettuata, entro il 28 febbraio 2015. In caso di verifica positiva l’attività potrà continuare in via permanente ed ordinaria negli studi professionali collegati in rete. In caso di verifica negativa l’attività cessa entro il 28 febbraio 2015.

Sanzioni per i dg inadempienti
Prevista, nell’ipotesi di grave inadempienza dei direttori generali delle aziende, policlinici oltre alla loro “destituzione” anche “la decurtazione della retribuzione di risultato pari almeno al 20 per cento”.

Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie (art. 3)
L’importanza di attenersi alle linee guida

Il giudice, nell’accertare la colpa lieve nelle valutazioni di responsabilità professionale, dovrà tenere conto con particolare attenzione dell’osservanza, da parte del professionista, delle linee guida e delle buone pratiche riconosciute dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.
Per agevolare l’accesso alla copertura assicurativa, con Dpr – su proposta del Ministro della salute di concerto con il MEF, sentiti l’Ania, le Federazioni degli ordini e dei collegi e le OoSs – sono disciplinati le procedure e i requisiti minimi e uniformi per l’idoneità dei contratti.
Per alcune categorie di rischio professionale si prevede l’obbligo di garantire copertura assicurativa con un Fondo ad hoc per il quale dovrà essere determinato il soggetto gestore. Il fondo è finanziato dal contributo dei professionisti che ne facciano richiesta e da un ulteriore contributo a carico delle imprese assicuratrici determinato in misura percentuale ai premi incassati nel precedente esercizio, e comunque non superiore al 4 per cento del premio stesso.
Il danno biologico è risarcito sulla base delle tabelle previste dalla legge 209/2005.

Governo clinico (art.4)

Nomina dei Dg
Dovranno essere garantite misure di pubblicità dei bandi, delle nomine e dei curricula, nonché trasparenza nella valutazione degli aspiranti. La regione nomina i direttori regionali attingendo obbligatoriamente dall’elenco degli idonei. La selezione dei candidati è effettuata da esperti indipendenti dalla Regione. E gli elenchi sono periodicamente aggiornati.
Gli aspiranti Dg, che non potranno avere più di 65 anni, dovranno essere in possesso di un diploma di laurea magistrale e avere un’esperienza dirigenziale di almeno cinque anni nel campo delle strutture sanitarie e di sette anni negli altri settori.
Per la nomina dei Dg nelle Università resta ferma l’intesa con il Rettore.
Le regioni devono individuare i criteri e i sistemi di valutazione e verifica dell’attività dei Dg sulla base degli obiettivi di salute definiti in base alla programmazione regionale.

Nomina dei primari
Per gli incarichi di direzione di struttura complessa la selezione è effettuata da una commissione presieduta da tre direttori di struttura complessa nella medesima specialità; i candidati sono individuati tramite sorteggio da un elenco nazionale costituito dall’insieme di quelli regionali (almeno uno dei direttori sorteggiati deve provenire da una regione di versa da quella dell’azienda interessata alla copertura del posto). Il direttore generale individua il candidato sulla base di una terna predisposta dalla commissione, se non vuole nominare il candidato con il migliore punteggio deve motivarne la scelta. Deve essere garantita piena pubblicità a tutte le procedure e alle motivazioni di nomina sul sito internet dell’azienda.
Nelle Università le nomine sono effettuate dal Dg d’intesa con il rettore.

Nomina dei responsabili di struttura semplice
L’incarico di responsabile di struttura semplice è attribuito dal Direttore generale, su proposta del direttore della struttura complessa di afferenza o del direttore di dipartimento, a un dirigente con un’anzianità di servizio di almeno cinque anni. Gli incarichi hanno durata non inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni, con possibilità di rinnovo.

Collegio di direzione
Deve essere istituito dalle Regioni quale organo dell’Azienda, individuandone la composizione per garantire la partecipazione di tutte le figure professionali. Il collegio di direzione concorre al governo delle attività cliniche, partecipa alla pianificazione delle attività di ricerca, didattica, programmi di formazione e soluzioni organizzative per l’Alpi. Nelle aziende ospedaliero universitarie partecipa alla panificazione delle attività di ricerca e didattica. Concorre inoltre allo sviluppo organizzativo e gestionale delle aziende, alla valutazione interna dei risultati conseguiti in base agli obiettivi fissati. Deve essere consultato obbligatoriamente dal Dg sul governo delle attività cliniche.

Lea (art. 5)
Aggiornati entro il 31 dicembre

I Lea dovranno essere aggiornati, nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica, entro il 31 dicembre 2012 con decreto del Presidente del Cdm su proposta del Ministro della salute, di concerto con l’Economia d’intesa con la Stato Regioni. Si dovrà dare priorità alla riformulazione degli elenco delle malattie croniche e delle malattie rare. Prevista inoltre l’introduzione di prestazioni per la prevenzione, cura e riabilitazione delle persone affette da “sindrome da gioco con vincita di denaro” come definita dall’Oms.

Edilizia sanitaria (art. 6)
Avvio di progetti di ristrutturazione
La procedura dei lavori di ristrutturazione e di adeguamento nonché di realizzazione di strutture ospedaliere da realizzarsi attraverso contratti di partenariato pubblico privato può prevedere la cessione all’aggiudicatario, come componente del corrispettivo, di strutture ospedaliere da dismettere, anche nel caso questo comporti il cambiamento di destinazione d’uso.
Sono previste norme per l’aggiornamento della normativa antincendio delle strutture sanitarie e socio-sanitarie.

Corretti stili di vita e sicurezza alimentare (artt. 7-8)

Vendita sigarette ai minori (art. 7)
É vietata la vendita di prodotti del tabacco ai minorenni. Chiunque vende deve chiedere il documento d’identità a meno che la maggiore età dell’acquirente non sia manifesta.
La sanzione per il tabaccaio va da 250 a 1000 euro, nel caso di recidiva la sanzione sale da 500 a 2000 euro, fino alla sospensione, per tre mesi, della licenza.
I distributori automatici per la vendita di prodotti del tabacco devono essere dotati, entro il primo gennaio 2013 dall’entrata in vigore del decreto, di un sistema automatico di rilevamento dell’età.

Ludopatia (art. 7)
Sì agli spot sul gioco ma con alcune restrizione. È previsto infatti il divieto su ogni tipo di media (giornali, riviste, tv, radio, teatro, cinema e internet) alle pubblicità che inducono al gioco dove è prevista vincita in denaro a meno che: non siano ben presenti formule di avvertimento sul rischio di dipendenza e contenenti le note informative sulle probabilità di vincita, lo spot non esalti troppo la pratica del gioco o vi siano presenti minori. In ogni caso, gli spot non potranno essere trasmessi su radio e tv, al cinema o al teatro quando sono previsti programmi dedicati ai giovani. Qualora non sia possibile apporre le formule di avvertimento sulle schedine da gioco deve essere in ogni caso indicato sulla medesima ove poter consultare le note informative sulle probabilità di vincita.
In caso di violazione è prevista una sanzione da 100.000 euro fino a 500.000 euro nei confronti del committente del proprietario del mezzo con cui lo spot è diffuso. L’inosservanza sulle misure attinenti le formule di avvertimento sono punite con una sanzione da 50.000 euro nei confronti del concessionario.

Certificazione medica per attività sportiva non agonistica (art. 7)
Il ministero della Salute di concerto con quello dello Sport dispongono garanzie sanitarie mediante l’obbligo, per chi pratica attività sportiva a livello amatoriale, di certificazione medica e di linee guida per i controlli sanitari. Per tutte le società sportive invece è prevista la dotazione e l’impiego di defibrillatori semiautomatici e di altri dispositivi salvavita.

Norme in materia di sicurezza alimentare e di bevande (art. 8)
Gli stabilimenti di produzione e confezionamento sono riconosciuti dalle regioni e dalle aziende sanitarie locali.
Il riconoscimento avviene a seguito della verifica della disponibilità di un laboratori accreditato per il controllo dei prodotti e del rispetto dei requisiti previsti dalla legge vigente, ed è sospeso o revocato quando vengano meno i requisiti. Il ministero della Salute in collaborazione con l’Iss può effettuare verifiche ispettive negli stabilimenti.
È previsto da parte del ministero della Salute l’aggiornamento periodico dell’elenco nazionale degli stabilimenti riconosciuti
Chi vende pesce e cefalopodi freschi, prodotti di acqua dolce, sfusi o preimballati deve apporre in modo visibile un cartello con indicate le informazioni riguardanti le informazioni relative alle corrette condizioni di impiego.
L’eventuale violazione delle prescrizioni è punita con una sanzione che può andare da 600 a 3.500 euro
Chi immette sul mercato latte crudo o crema cruda destinati all’alimentazione umana, deve riportare sulla confezione del prodotto o in etichetta le informazioni indicate con decreto del ministro della Salute. In caso di vendita diretta di latte crudo, l’operatore deve esporre un cartello in cui si informa che il latte deve essere consumato dopo bollitura.
Chi per produrre gelati utilizza latte crudo, deve sottoporlo a trattamento termico.
La somministrazione di latte e crema cruda nella ristorazione collettiva, nelle mense, è vietata.
Le sanzioni, per chi non rispetta le disposizioni, vanno dai 5.000 a euro 50.000 euro.
Le bevande analcoliche devono essere commercializzate con un contenuto di succo naturale non inferiore al 20 per cento.

Emergenze veterinarie (art. 9)
In presenza di malattie infettive del bestiame, anche di rilevanza internazionale, che abbiano carattere emergenziale, il Presidente del Consiglio dei Ministri diffida la regione interessata ad adottare entro 15 giorni gli atti necessari alla salvaguardia della salute dell’uomo e degli animali. In caso la regione sia inadempiente viene nominato un commissario ad acta per la risoluzione dell’emergenza o il conseguimento dell’eradicazione. Gli oneri per l’attività del Commissario sono a carico della Regione inadempiente.

Disposizioni in materia di farmaci (artt. 10-14)

Autorizzazione per la produzione di materia prima (art. 10)
La produzione di una specifica materia prima farmacologicamente attiva destinata esclusivamente alla produzione di medicinali sperimentali da utilizzare in sperimentazioni cliniche di fase I non necessita di specifica autorizzazione se, previa notifica all’Aifa da parte del titolare dell’officina, è effettuata nel rispetto delle norme di buona fabbricazione in un’officina autorizzata alla produzione di materie prime farmacologicamente attive.
Entro il 31 dicembre 2014 l’Aifa trasmette al ministro della Salute e pubblica sul suo sito internet una relazione sugli effetti derivanti dall’applicazione di questa disposizione e sui possibili effetti della estensione della disciplina ai medicinali sperimentali impiegati nelle sperimentazioni cliniche di fase II. A tale scopo sono previste ispezioni da parte dell’Aifa presso le officine.

Etichettatura dei radio farmaci (art. 10)
I radiofarmaci sono esentati dall’obbligo di apposizione del bollino farmaceutico disciplinato dal decreto del Ministro della sanità 2 agosto 2001.

Trasmissione dei dati di vendita dei farmaci (art. 10)
Le aziende titolari di Aic e le aziende responsabili della commercializzazione dei medicinali sono tenute alla trasmissione dei dati di vendita secondo le modalità previste dal decreto del ministro della Salute 15 luglio 2004. Abrogata la previsione della sanzione amministrativa da 10 mila euro a 60 euro per chi viola la norma.

Sospensione dell’Aic (art. 10)
Può essere disposta quando siano anche di lieve entità le irregolarità previste non solo dal comma 2, ma anche dal comma 3 dell’articolo 141 del Dlgs 219/2006 e successive modificazioni.

Farmaci innovativi (art. 10)
Indipendentemente dall’inserimento nei prontuari terapeutici ospedalieri o regionali, le Regioni devono assicurare l’immediata disponibilità agli assistiti dei medicinali ad “innovatività terapeutica di particolare rilevanza” – secondo il giudizio della Commissione tecnico scientifica dell’Aifa – a carico del Servizio sanitario nazionale ed erogati attraverso gli ospedali e le aziende sanitarie locali.
Le Regioni sono tenute ad aggiornare con periodicità almeno semestrale i prontuari terapeutici ospedalieri e ogni altro strumento analogo regionale allo scopo di razionalizzare l’impiego dei farmaci da parte delle strutture pubbliche, di consolidare prassi assistenziali e di guidare i clinici in percorsi diagnostico-terapeutici specifici. La copia dei prontuari aggiornati dovrà essere trasmessa all’Aifa.
Presso l’Aifa è istituito un tavolo permanente di monitoraggio dei prontuari terapeutici ospedalieri, al quale partecipano, a titolo gratuito, rappresentanti della stessa Agenzia, delle Regioni e del Ministero della salute. Il tavolo discute eventuali criticità nella gestione dei prontuari e fornisce linee guida per l’armonizzazione e l’aggiornamento degli stessi.

Revisione del prontuario farmaceutico nazionale (art. 11)
Entro il 30 giugno 2013 l’Aifa provvede ad una revisione straordinaria del Prontuario farmaceutico nazionale spostando in Fascia C i farmaci considerati terapeuticamente superati e quelli la cui efficacia non risulti sufficientemente dimostrata alla luce delle evidenze emerse dopo l’immissione in commercio.
Sarà inoltre rinegoziato il prezzo dei farmaci che non soddisfano il criterio di economicità rispetto ai risultati terapeutici previsti. Il termine per l’eventuale esclusione di questi prodotti dal Prontuario nazionale è stabilito al 31 dicembre 2013.
In questa sede e successivamente, i medicinali equivalenti ai medicinali a cui sta scadendo il brevetto o il certificato di protezione complementari non possono essere classificati a carico del Ssn con decorrenza anteriore alla data di scadenza del brevetto o del certificato di protezione complementare pubblicata dal ministero della Sviluppo.

A carico del Ssn il farmaco non rimborsabile se pazienti già in trattamento (art. 11)
Se un farmaco viene escluso dalla rimborsabilità, l’Aifa può stabilire che venga ulteriormente dispensato a carico del Ssn fino al completamento della terapia in pazienti già in trattamento.

Farmaci innovativi e orfani a carico del Ssn (art. 11)
I medicinali innovativi la cui commercializzazione non è stata ancora autorizzata sul territorio nazionale e i medicinali da impiegare per un’indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata, inseriti in apposito elenco, possono essere erogati a carico del Ssn soltanto nel caso che, a giudizio della Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, possiedano un profilo di sicurezza, con riferimento all’impiego proposto, non inferiore a quella del farmaco autorizzato e quest’ultimo risulti eccessivamente oneroso per il Ssn (cioè se il costo medio della terapia basata su suo impiego supera di almeno il 50% il costo medio della terapia basata sul farmaco non autorizzato).

Dosaggi e confezioni personalizzate (art. 11)
Previa autorizzazione dell’Aifa, la farmacia ospedaliera può  allestire dosaggi individuali da utilizzare all’interno egli ospedali o da consegnare al paziente per l’impiego a domicilio. Il provvedimento si applica anche nel caso di farmaci utilizzati con indicazioni diverse da quella autorizzata.
Le Regioni sono autorizzate a sperimentare, nei limiti delle loro disponibilità di bilancio, sistemi di riconfezionamento, anche personalizzato, e di distribuzione dei medicinali agli assistiti in trattamento presso strutture ospedaliere e residenziali, al fine di eliminare sprechi di prodotti e rischi di errore e di consumi impropri.

Classificazione di farmaci erogabili dal Ssn (art. 12)
L’azienda farmaceutica può presentare la relativa domanda di classificazione all’Aifa solo dopo avere ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) dello stesso medicinale. La domanda riguardante farmaci orfani o a eccezionale rilevanza terapeutica e sociale previsti da una specifica deliberazione Aifa può essere presentata anche anteriormente al rilascio dell’Aic.
I medicinali che ottengono un’autorizzazione all’immissione in commercio comunitaria o ai sensi del decreto legislativo 219/2006 sono automaticamente collocati in apposita sezione, dedicata ai farmaci non ancora valutati ai fini della rimborsabilità.
Le disposizioni del presente articolo non si applicano ai medicinali generici o equivalenti.

Sperimentazioni cliniche (art. 12)
Le competenze in materia dell’Istituto superiore di Sanità passano all’Aifa.
Entro 90 giorni dalla data di conversione in legge del decreto ciascuna Regione nomina un comitato etico competente per le sperimentazioni cliniche. Nelle Regioni con più di un milione di abitanti possono essere istituiti più Comitati etici (massimo 1 per ogni milione di abitanti) e il giudizio di merito affidato a diversi Comitati etici.
A decorrere dal 1° marzo 2013, la documentazione riguardante studi clinici sui medicinali per uso clinico è gestita esclusivamente con modalità telematiche, attraverso i modelli standard dell’Aifa.

Farmaci omeopatici (art. 13)
Modifica l’art. 20 del dlgs 219/2006 prevedendo che i medicinali omeopatici presenti sul mercato italiano alla data del 6 giugno 1995 siano soggetti alla procedura semplificata di registrazione prevista dallo stesso decreto. In alternativa alla documentazione richiesta le aziende titolari possono presentare una dichiarazione autocertificativa sottoscritta dal legale rappresentante recante specifiche informazioni sulla sicurezza, i dati di vendita ed eventuali segnalazioni di farmacovigilanza. L’autocertificazione non vale, però, per i farmaci omeopatici di origine biologica o preparati per uso parenterale o con concentrazione ponderale di ceppo omeopatico.
Per tale procedura l’azienda versa all’Aifa una tariffa determinata con decreto del ministro della Salute, oltre al diritto annuale previsto per l’Aic. Con lo stesso decreto sono aggiornate, con un incremento del 10 per cento le tariffe vigenti stabilite dal ministro della Salute o dall’Aifa e sono individuate, in misura che tiene conto delle affinità fra le prestazioni rese, le tariffe relative a prestazioni non ancora tariffate. Entro il mese di marzo di ogni anno, le tariffe sono aggiornate, con le stesse modalità, sulla base delle variazioni annuali dell’indice Istat del costo della vita riferite al mese di dicembre.

Medicinali antroposofici (art. 13)
I medicinali antroposofici descritti in una farmacopea ufficiale e preparati secondo un metodo omeopatico sono assimilabili ai medicinali omeopatici.

Medicinali veterinari omeopatici (art. 13)
I medicinali veterinari omeopatici in commercio conformemente alla normativa previgente possono continuare ad essere commercializzati fino al 31 dicembre 2014, a condizione che entro sei mesi i richiedenti, per gli stessi medicinali, presentino una domanda di registrazione semplificata o di autorizzazione.

Razionalizzazione degli enti sanitari (art. 14)
Agea
La società consortile “Consorzio anagrafi animali” è soppressa e posta in liquidazione a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Con decreto dell’Agricoltura, di concerto con la Salute e l’Economia, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto le funzioni del Consorzio sono trasferite ai ministeri delle Politiche agricole e della Salute secondo le rispettive competenze. Gli stanziamenti di bilancio già previsti riaffluiscono al bilancio dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea).

Inmp
L’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà (Inmp) è ente con personalità giuridica di diritto pubblico, dotato di autonomia organizzativa, amministrativa e contabile, vigilato dal Ministero della salute, con il compito di promuovere attività di assistenza, ricerca e formazione per la salute delle popolazioni migranti e di contrastare le malattie della povertà. La ratio è limitare gli oneri per il Ssn nell’erogazione delle prestazioni in favore delle popolazioni immigrate
L’Istituto centro di riferimento della rete nazionale per le problematiche di assistenza in campo socio sanitario legate alle popolazioni migranti e alla povertà, nonché centro nazionale per la mediazione transculturale in campo sanitario.
Organi dell’Istituto sono il Consiglio di indirizzo, il Direttore Generale e il Collegio Sindacale. Il Consiglio di indirizzo è composto da cinque membri, di cui due nominati dal Ministro della salute e tre dai Presidenti delle Regioni Il Dg è nominato dal ministro della Salute. Il Collegio sindacale è costituito da tre membri, due nominati dal ministro della Salute, di cui uno designato dalla Conferenza delle Regioni, nonché uno dal ministro dell’Economia e delle finanze, con compiti di controllo interno. Con decreto del ministro della Salute, adottato di concerto con il ministro per la Pubblica Amministrazione e con il ministro dell’Economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-Regioni viene disciplinato il funzionamento e l’organizzazione dell’ Istituto.
Per il finanziamento delle attività sono stanziati 5 milioni di euro per il 2012 e 10 milioni di euro a decorrere dal 2013.
In più sono previsti i rimborsi delle prestazioni erogate a carico del Ssn e la partecipazione a progetti anche di ricerca nazionali ed internazionali.

Onaosi
Per il periodo 1 gennaio 2003-21 giugno 2007 la misura del contributo obbligatorio alla Fondazione Onaosi è determinata forfettariamente per ogni contribuente in 12 euro mensili per gli ultimi 5 mesi del 2003 e per il 2004, in 10 euro mensili per gli anni 2005 e 2006, nonché in 11 per il 2007.
Per il periodo 1 gennaio 2003 – 1 gennaio 2007 il contributo a carico dei nuovi obbligati è stabilita  forfettariamente con gli stessi importi.
Le somme versate alla Fondazione Onaosi per il periodo 1 gennaio 2003 – 21 giugno 2007 sono trattenute dalla Fondazione a titolo di acconto dei contributi da versare. La Fondazione stabilisce la procedura, le modalità e le scadenze per l’eventuale conguaglio o rimborso. Dall’entrata in vigore del decreto è estinta ogni azione o processo relativo alla determinazione, pagamento, riscossione o ripetizione dei contributi. L’Onaosi è comunque autorizzato a non avviare le procedure per la riscossione coattiva per crediti di importo inferiore a 600 euro Per gli anni successivi al 2007 è confermato, per la determinazione dei contributi dovuti all’Onaosi, quanto disposto dal decreto legge 1 ottobre 2007, n.159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n.222.

Irccs
Per quanto riguarda gli Irccs la domanda di riconoscimento è presentata dalla struttura alla regione, insieme alla documentazione di titolarità dei requisiti La regione inoltra la domanda al Ministero della salute che nomina una commissione di valutazione formata da almeno due esperti nella disciplina oggetto della richiesta di riconoscimento, che svolgono l’incarico a titolo gratuito. Entro 30 gg dalla nomina, la commissione esprime il proprio parere motivato. Entro 10 gg dal ricevimento del parere, il ministro della Salute trasmette gli atti alla Conferenza Stato-regioni, che deve esprimersi sulla domanda di riconoscimento entro 45 gg dal ricevimento.
Le Fondazioni Irccs, gli Istituti non trasformati e quelli privati sono tenute a inviare ogni due anni al Ministero i dati aggiornati circa il possesso dei requisiti, nonché la documentazione necessaria ai fini della conferma. Il Ministero, nell’esercizio delle funzioni di vigilanza può verificare in ogni momento la sussistenza delle condizioni per il riconoscimento. Nel caso le condizioni mancassero, il Ministero informa la Regione e assegna all’ente un termine non superiore a sei mesi entro il quale reintegrare il possesso dei prescritti requisiti. Il Ministro e la Regione possono immediatamente sostituire i propri designati all’interno dei Cda ma anche sospendere cautelativamente l’accesso al finanziamento. Scaduto il termine, sulla base  della verifica, il Ministro d’intesa con il presidente della Regione, conferma o revoca il riconoscimento.
Con decreto del ministro della Salute, sentito il ministro dell’Istruzione e la Conferenza Stato-Regioni sono stabiliti i criteri di classificazione degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico non trasformati, delle Fondazioni Irccs e degli altri Irccs di diritto privato sulla base di indicatori quali-quantitativi di carattere scientifico di comprovato valore internazionale, anche ai fini del loro inserimento nella rete di attività di ricerca. Con lo stesso decreto sono individuate le modalità attraverso cui realizzare l’attività di ricerca scientifica in materia sanitaria a livello internazionale.

Trasferimento delle funzioni di assistenza al personale navigante e altre norme sulle prestazioni rese dal Ministero (art. 15)
L’assistenza sanitaria al personale navigante marittimo e dell’aviazione civile e le funzioni di pronto soccorso aeroportuale di competenza del ministero della Salute, sono conferite alle regioni, ad esclusione di quelle relative alla certificazione delle competenze in materia di primo soccorso sanitario e di assistenza medica a bordo di navi mercantili, di formazione e aggiornamento di pronto soccorso sanitario del personale di volo, alle visite effettuate dagli Istituti medico-legali dell’Aeronautica militare, alle visite di idoneità presso gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (Usmaf) per la prima iscrizione nelle matricole della gente di mare. Restano ferme tutte le tipologie di prestazioni di competenza dei predetti Istituti medico-legali dell’ Aeronautica militare.
Attraverso uno o più decreti sono individuati, ai fini del trasferimento al Ssn, i beni, le risorse finanziarie e strumentali, le risorse umane, i relativi criteri e modalità del trasferimento e riparto tra le regioni, i livelli delle prestazioni da assicurare al personale navigante, nonché, di concerto anche con il Ministro della Difesa, le modalità dei rimborsi delle prestazioni rese dagli Istituti medico-legali dell’Aeronautica militare.
Il personale di ruolo in servizio presso i Servizi di assistenza sanitaria al personale navigante di Napoli e Genova, e relative articolazioni territoriali, è trasferito, nell’ambito del territorio provinciale, assicurando il riconoscimento del servizio prestato ed applicando il trattamento economico, compreso quello accessorio, previsto nei contratti collettivi vigenti per il personale degli enti del Ssn.
I rapporti con il personale ambulatoriale infermieristico, tecnico e della riabilitazione sono disciplinati ad esaurimento da accordi collettivi nazionali di durata triennale stipulati dalla Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati (Sisac). Negli accordi collettivi della medicina specialistica ambulatoriale del Servizio sanitario nazionale è ricompreso il personale ambulatoriale medico e delle altre professionalità sanitarie. Il personale mantiene i rapporti convenzionali in essere. I rapporti con i medici fiduciari titolari di incarico nell’ambito della convenzione di medicina generale rimangono disciplinati dalla relativa convenzione, salva la possibilità, per gli assistiti, di optare, entro il primo anno, per uno dei predetti medici anche oltre il massimale previsto, fino al 20 per cento dello stesso, salvo riassorbimento. Ai medici fiduciari non titolari di altro rapporto convenzionale con il Ssn, le Regioni assicurano un incarico nell’ambito della medicina dei servizi per un monte orario non inferiore all’ammontare dei compensi percepiti nell’anno 2011.
Con accordi sanciti dalla Conferenza Stato-Regioni è assicurato l’esercizio coordinato delle funzioni conferite a salvaguardia del diritto del personale navigante ad usufruire dei livelli garantiti delle prestazioni sanitarie in tutto il territorio nazionale e all’estero.
A decorrere dall’effettivo trasferimento delle risorse, al personale navigante marittimo e dell’aviazione civile si applicano le vigenti disposizioni sull’assistenza sanitaria in ambito internazionale e dell’ unione europea, nello spazio economico europeo e in Svizzera, nonché gli accordi di sicurezza sociale in vigore con i Paesi non aderenti all’Unione Europea, fatto salvo quanto previsto per le prestazioni medico legali dai decreti di cui al comma 90.
Con decreti del ministro dell’Economia e delle finanze, sono assegnate al Ssn le risorse finanziarie, relative alle funzioni trasferite iscritte nello stato di previsione della spesa del Ministero della salute.

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Non lasciate a casa i giovani medici piuttosto riducete il mio stipendio

ORARI ridotti, unificazione di servizi rivolti a patologie diverse, lunghe attese per chi chiede di curarsi, per esempio, dalla sua dipendenza dal gioco d’azzardo.

Accade all’Asl 3, quella che comprende anche Collegno e che ora, dopo accorpamenti e ristrutturazioni, deve occuparsi di 600.000 potenziali pazienti, circa il 15 per cento della popolazione regionale. «Perché – propone allora, provocatoriamente ma non troppo, Paolo Jarre, il responsabile del Dipartimento per la patologia da dipendenze, che spazia dall’alcol alla droga a nuove malattie come appunto il gioco d’azzardo – non ridurre almeno in parte lo stipendio dei vecchi medici come me per consentire che non vengano tagliati quei giovani collaboratori, medici, psicologi, infermieri e educatori che fin qui ci avevano consentito di mandare avanti il servizio, accogliendo per esempio nel solo primo semestre di quest’anno 40 nuovi casi contro i 25 nuovi ingressi di chi ha problemi di droga?».

Jarre è un medico di 58 anni, le nuove norme pensionistiche gli impongono ancora sette anni di lavoro.

«Alla mia età – dice – il tempo vale più del denaro e io sarei lieto, se la mia pensione restasse quella che è, di lavorare un paio d’ore di meno al giorno rinunciando al relativo pezzo di stipendio per consentirea un giovane con la partita Iva di restare in servizio.

Credo di non essere l’unico collega della mia generazione a fare questo ragionamento». Il medico racconta: «Questi servizi sono nati grazie a dei fondi speciali stanziati dall’Unione europea per la lotta alla droga e alle dipendenze e sono stati destinati a nuovi compiti istituzionali in questo campo che nel frattempo erano stati indicati dalle Regioni: il gioco d’azzardo è tra questi, ma anche i disturbi alimentari e tutte le politiche di riduzione del danno e i servizi a bassa soglia. Poi i fondi speciali sono finiti, e in un certo senso positivamente queste voci di spesa sono rientrate a far parte dei capitoli ordinari del bilancio. Ma da tre anni a questa parte sono sempre stati tagliati per cercare invece di conservare i servizi ordinari: siamo nella tipica posizione dei vasi di coccio, e non potremo resistere a lungo».

Oggi, 20 operatori tra medici e altri addetti fanno fronte ai problemi di dipendenza di 600.000 persone. E non è lontano il giorno in cui,a furia di mancati rinnovi dei contratti annuali, si cominceranno a chiudere ambulatori e sportelli, dopo averli accorpati e ridotti all’osso. Questi tagli, così come quelli alla neuropsichiatria infantile o al sostegno all’handicap, rischiano di passare più inosservati rispetto alla chiusura di un ospedale o alle liste di attesa chilometriche per un intervento chirurgico. Ma significano rinunciare a una politica di prevenzione e di cura che avrebbe dovuto contenere fenomeni come le vecchie e nuove dipendenze e il loro impatto sulla società, e forse c’è un nesso tra queste ‘sforbiciate’ e le quotidiane notizie sull’aumento di atti di microcriminalità come il furto della catenine d’oro.

«Eticamente – conclude Jarre – è una follia lasciare a casa fior di giovani medici per tenere al lavoro i sessantenni. Discutiamo su una redistribuzione del lavoro, e salviamo questi servizi pubblici».

VERA SCHIAVAZZI

Categorie: giovani medici, MEDICINA, ospedali, sanita' | Tag: | Lascia un commento

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